Comunismi

C’è una storia del comunismo, anzi dei comunismi. Comunismi realizzati, partiti comunisti scomparsi o ancora vivi, processi rivoluzionari sconfitti, interrotti. Modificazioni genetiche dei comunismi che hanno contribuito alla temperie del ‘900. Con questa storia, e non solo con l’idea del comunismo, è necessario fare i conti. Per conquistare al comunismo una nuova possibilità.

1. Socialismi realizzati

Il Novecento non è stato il secolo del socialismo reale, ma di tanti socialismi realizzati: per periodi più o meno lunghi e con esiti più o meno soddisfacenti (talora anche disastrosi). Alcuni di questi socialismi realizzati sono stati anche in feroce lotta tra loro; e molti movimenti comunisti, non solo in Occidente, sono nati in aperta polemica con le degenerazioni degli ideali marxisti. La vulgata storiografica odierna tende ad accomunare tutte queste esperienze in un unico fallimento; probabilmente, invece, è possibile individuare dei momenti esemplari all’interno del mare magnum dei socialismi realizzati. A quali comunismi novecenteschi in atto ci si può oggi ispirare ancora?

2. Socialdemocrazie

Nel 1989 molti socialdemocratici europei salutarono la caduta del muro di Berlino come una vittoria: ai loro occhi era il segno che il lungo duello che aveva spaccato la sinistra occidentale si era concluso con la definitiva vittoria dei riformisti. Trent’anni dopo è evidente che le cose non sono andate così. Non solo il riformismo europeo è stato a sua volta travolta dalla crisi del comunismo novecentesco, ma appare sempre più chiaramente la natura fondamentalmente parassitaria della socialdemocrazia, che nei “trenta gloriosi” ha potuto ottenere i suoi successi grazie alla minaccia non solo del movimento dei lavoratori ma dell’Armata Rossa. Il welfare state occidentale è stato il maggior successo del comunismo sovietico? E come si colloca il pensiero radicale del XXI secolo rispetto alla esperienza delle socialdemocrazie novecentesche?

3. Fallire meglio

La storia è fatta anche di imprevedibili momenti di svolta. Spesso i comunisti novecenteschi hanno saputo cogliere al volo le occasioni che si offrivano anche inaspettatamente (a cominciare dalla Russia del 1917 e dalla Cuba del 1959); in alcuni casi non sono stati altrettanto decisi, in particolare nei paesi più avanzati dell’Europa occidentale, dove secondo Marx sarebbe dovuto cominciare il processo rivoluzionario e dove, in effetti, in varie occasioni si è sfiorata la rottura rivoluzionaria (in Austria al tempo della “Vienna Rossa”, a Parigi nel maggio 1968…). In quali di questi momenti una scelta diversa avrebbe potuto rivelarsi determinante? E quali sono le esperienze promettenti che, pur sconfitte per oggettivi rapporti di forza, possono offrire un punto di riferimento per le lotte future?

4. Forme di vita comunista

Nel XX secolo il comunismo è stato, tra le altre cose, una “forma di vita”, che ha cambiato le esistenze di milioni di donne e di uomini anche laddove non è riuscito a diventare maggioritario (qualcosa di molto diverso dai sogni di resistenza in piccole enclave protette). Che cosa rimane di questa esperienza “microfisica” del socialismo?

5. Tensione escatologica

Nel XX secolo il movimento socialista è stato trascinato da una tensione escatologica di massa che sembrava riproporre in chiave secolarizzata certi tratti del messianesimo delle religioni giudaico-cristiane. In un Occidente segnato da una sostanziale scristianizzazione e da un progressivo schiacciamento delle aspettative degli individui e dei gruppi sociali su una temporalità sempre più corta, che cosa significa questo per un movimento dei lavoratori che non voglia rinunciare a battersi per oltrepassare il sistema di sfruttamento capitalista?