Poteri comunisti

Si chiedeva Foucault alla fine degli anni ’70: è possibile una «governamentalità socialista»? Oggi che la governance globale definisce una nuova articolazione dello Stato e delle sue funzioni, la domanda di Foucault si fa non solo attuale ma urgente. Altrettanto: è possibile immaginare o costruire istituzioni che non convergono nella macchina statale? L’ipotesi federalista, il grande rimosso della crisi europea, è anche ipotesi comunista? Esiste una pratica comunista del diritto, oltre e contro la sovranità nazionale e il progetto neoliberale?

1. Stato

Nell’odierno contesto neoliberale, occorre interrogarsi sul ruolo dello Stato e sul suo possibile utilizzo progressivo: questione tanto più impellente se si considerano le trasformazioni profonde che hanno investito la forma, le funzioni e la presunta autonomia dello Stato moderno. Se assistiamo di continuo a fenomeni che ne mettono in risalto porosità, ambivalenze, disaggregazione, allineamenti alla ratio neoliberista, verifichiamo tuttavia, sotto altri aspetti, la sua posizione ancora strategica e di occasionale resistenza antiliberista. In che misura lo Stato rappresenta la posta in palio dello scontro tra classi dominanti e dominate? È dunque ancora sul terreno statale che si gioca la partita del potere comunista?

2. Nuove istituzioni

Molto si è parlato, in tempi recenti, della possibilità di costruire e inventare nuove istituzioni, alternative a quelle statali, a partire da pratiche politiche esistenti, dall’agire in comune, dall’uso della vita. La definizione stessa di istituzioni è stata ampliata rispetto a quella tradizionale: non più solo come argini agli eccessi del potere, le si può oggi vedere come espressioni di autogoverno collettivo, di riappropriazione della produzione e di ridistribuzione della ricchezza. In un orizzonte di creatività istituzionale, come si può assicurare efficacia, carattere espansivo e riproducibilità delle nuove istituzioni? Ed è possibile un rimodellamento in senso comunista delle istituzioni esistenti, in primo luogo quelle del welfare?

3. Federalismo

Ne La guerra civile in Francia Marx definisce la Comune «una forma politica fondamentalmente espansiva», antitetica all’impero e contrapposta allo Stato centralizzato, un organismo che può divenire «la forma politica anche del più piccolo borgo», organizzata sulla base di principi assembleari e come espressione dell’«autogoverno dei produttori». A partire dall’esperienza della Comune, è oggi possibile una riformulazione progressiva del concetto di federalismo, inteso come federazione di esperienze di autogoverno e strumento di diffusione del potere?

4. Diritto

Nell’attuale scenario neoliberale ci troviamo di fronte a una ipertrofia normativa e ad una moltiplicazione delle sedi di deliberazione. Il diritto nella sua doppia natura di lex e ius, nel suo valore di pratica discorsiva e potere performativo, parrebbe tuttavia poter rivestire un ruolo strategico per un rinnovamento politico radicale. Alcuni esperimenti, nati all’interno dei movimenti degli ultimi anni, si sono avvalsi di un contropotere regolativo (carte, statuti, regolamenti…) e hanno mirato a un uso alternativo del diritto vigente. Il diritto e la forma giuridica ripropongono comunque modalità di valorizzazione del capitale o esistono spazi, scarti, eccedenze che possano metterlo al servizio della rivoluzione comunista? Ha senso, in quest’ottica, la difesa delle Costituzioni che una parte della sinistra erige a vessillo?

5. Democrazia

Dinnanzi alla frattura evidente che si è oramai prodotta tra capitalismo neoliberale e democrazia, occorre forse ripensare quest’ultima in senso insurrezionale e tumultuario, come nelle pagine marxiane sulla Comune. Concepita in questi termini di autogoverno tumultuario, la democrazia potrebbe rimettere al centro della politica l’esercizio del potere costituente. In che modo declinare il concetto contro la sua volgarizzazione liberale e contro le continue distorsioni democratiche effettuate in nome della presunta democrazia?

6. Organizzazione

Nel Manifesto è cruciale il tema dell’«organizzazione dei proletari in classe e quindi in partito politico». Marx stesso si spese con forza per la costituzione e lo sviluppo dell’Associazione Internazionale degli Operai, più nota come Prima Internazionale. Nel corso del Novecento, a imporsi è stata la questione relativa alla coscienza di classe e all’azione del partito come strumento capace di produrre coscienza rivoluzionaria in seno alla classe operaia. Di fronte alla crisi profonda che oggi investe i partiti, sempre più privi di un radicamento sociale, incapaci di dar forma, rispondere e guidare i bisogni comuni, come si possono ripensare le forme e i contenuti dell’organizzazione comunista?